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Venezuela, Palazzo Chigi: «Indire presto nuove elezioni». Messaggio di Guaidó: «Italia faccia la cosa giusta»

Venezuela, Palazzo Chigi: «Indire presto nuove elezioni». Messaggio di Guaidó: «Italia faccia la cosa giusta»

Il governo esprime preoccupazione per il Paese: «Mai riconosciute presidenziali del 2018». Ma Di Maio poco prima aveva risposto all’appello di Guaidó: «Il cambiamento lo decidono i venezuelani»

Pro Guaidó o pro Maduro? L’Italia ha scelto sin qui l’incertezza. La parola definitiva arriva ora da Palazzo Chigi, che afferma che « l’Italia non ha mai riconosciuto le elezioni presidenziali tenutesi nel maggio 2018 e ribadisce la necessità di indire quanto prima nuove elezioni presidenziali», esprimendo «massima preoccupazione» e allineandosi alla Dichiarazione adottata dall’Alto Rappresentante Ue a nome dei 28 paesi membri il 26 gennaio scorso. Una posizione ufficiale che si avvicina alla linea adottata dall’Unione europea ma mal si concilia con le dichiarazioni del vicepremier Luigi Di Maio («Il cambiamento lo decidono i venezuelani: noi siamo dalla parte della pace e della democrazia quindi dobbiamo creare i presupposti per favorire nuove elezioni. Non riconosciamo né Guaidó né Maduro»); e ancor più con quelle del sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, che ieri aveva annunciato il no del nostro Paesea riconoscere Guaidó come leader venezuelano.

Né Guaidó né Maduro

«Visto che siamo già stati scottati dalle ingerenze in altri Stati non vogliamo arrivare al punto di riconoscere soggetti che non sono stati votati. Per questo non riconosciamo neppure Maduro e per questo l’Italia continua a perseguire la via diplomatica e di mediazione con tutti gli Stati per arrivare ad un processo che porti a nuove elezioni ma senza ultimatum e senza riconoscere soggetti che non sono stati eletti» aveva detto Di Maio parlando in aula alla Camera.

«Terza via»

«Serve una terza via» scrive su Facebook il presidente della Camera Roberto Fico che inviata a uscire dalla logica della contrapposizione fra Maduro e Guaidó: «Il Venezuela di questi anni - si legge nel messaggio - è un Paese in cui la povertà è drammaticamente aumentata, costringendo centinaia di migliaia di persone a varcare i confini con ogni mezzo per cercare un orizzonte di vita migliore, e in molti casi per fuggire dalla fame. Quanto accaduto in questi anni è complesso e bisogna provare a comprenderlo fino in fondo. In questa situazione s’inserisce l’autoproclamazione di Guaidó. Si possono dare letture diverse delle finalità di questa operazione, ma sono convinto che nessuna di queste possa mai giustificarla».

«Rischio Libia»

«Evidentemente c’è una scarsa conoscenza di ciò che sta accadendo. Invito il sottosegretario agli esteri a informarsi, un’altra Libia qui non è possibile» aveva detto Guaidó replicando alle parole diManlio Di Stefano che già aveva annunciato il no del nostro Paesea riconoscerlo come leader venezuelano «Invitiamo l’Italia - aveva aggiunto - a fare la cosa corretta perché i giorni qui si contano in vite che si perdono». E già ieri lo stesso Guaidó in un’intervista si era rivolto all’Italia: «Ci aspettiamo molto - aveva detto - e siamo sicuri che sceglierà di stare dalla parte della gente che chiede il cambiamento».

«Non eravamo al corrente»

E intanto ha parlato per la prima volta Henrique Capriles, ex candidato alle presidenziali in Venezuela, che ha fatto sapere che l’opposizione non era al corrente del fatto che Guaidó si sarebbe autoproclamato presidente. «Il 5 gennaio, quando ha preso la guida dell’Assemblea, la posizione maggioritaria nell’opposizione venezuelana era che Guaidó non dovesse dichiararsi presidente - ha detto - Perché ritenevamo che questo avrebbe fatto scattare uno scontro politico. Arriva il 23 gennaio e Juan si autoproclama presidente. Non eravamo al corrente. Questo ha sorpreso molti dirigenti politici».

 

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