Su Bankitalia niente falli da espulsione

Su Bankitalia niente falli da espulsione

Nei giorni scorsi due argomenti – le riserve auree della Banca d’Italia, le responsabilità della vigilanza nelle crisi bancarie – hanno provocato un’inflazione di commenti sulla tematica dell’indipendenza della banca centrale, e più generali sui rapporti tra politici e banchieri.

Nelle moderne economie di mercato il giuoco tra politici e banchieri centrali è caratterizzato da fisiologici contrasti, che però non devono essere tackle pericolosi. Conviene a tutti che i governi in carica rispettino due regole: non attaccare l’indipendenza della politica monetaria – cartellino rosso – e non utilizzare in modo improprio la pressione politica sui banchieri – cartellino giallo. Per il nostro Paese è opportuno che il governo continui a evitare i contrasti da ammonizione, o peggio da espulsione.

Nei giorni scorsi due argomenti – le riserve auree della Banca d’Italia, le responsabilità della vigilanza nelle crisi bancarie – hanno provocato un’inflazione di commenti sulla tematica dell’indipendenza della banca centrale, e più generali sui rapporti tra politici e banchieri.

La premessa necessaria è che i giudizi espressi in merito dai politici sulle scelte monetarie o bancarie messe in atto dalle banche centrali sono oramai una componente quotidiana del dibattito di politica economica. Ma nella pletora di opinioni e iniziative, cosa è rilevante e cosa no? Un contributo può allora essere quello di provare a rispondere utilizzando l’analisi economica e i dati.

Per l’analisi economica sono rilevanti solo due attori – il governo in carica e la banca centrale – e solo due argomenti: le norme istituzionali che definiscono l’autonomia della banca centrale e le politiche che concretamente le banche centrali mettono in atto. Rispetto ai due argomenti, occorre che il governo rispetti due regole di ingaggio. La prima è quella di non ridurre l’indipendenza della banca centrale. Dagli anni 80 a oggi tutta l’evidenza empirica rilevante dà un messaggio univoco: occorre azzerare il rischio che la congenita miopia dei governi in carica – mossa da obiettivi elettorali o ideologici – possa distorcere l’uso della politica monetaria. Da questo punto di vista, meno la banca centrale ha dirette responsabilità in altre politiche – come quella bancaria – meglio è. Una banca centrale indipendente è requisito necessario per la credibilità della politica monetaria, quindi per la sua efficacia.

Quindi se un governo compie atti idonei a ridurre l’indipendenza, è cartellino rosso. Guardiamo i dati, relativi a 118 banche centrali, in un arco temporale che va dal 2010 al 2018. In quasi un decennio i cartellini rossi sono stati rarissimi, avendo riguardato solo cinque paesi: Argentina, Nicaragua, Kenya, Macedonia e Turkmenistan.

Ma un governo in carica può incidere negativamente sull’indipendenza attraverso la cosiddetta pressione politica, mettendo in crisi – con parole o atti – le scelte della banca centrale. La pressione politica sulla politica monetaria ha empiricamente effetti negativi: riduce la credibilità della politica monetaria, incidendo negativamente da un lato sulla stabilità delle aspettative, dall’altro sui costi delle azioni di stabilizzazione monetaria. La pressione politica è da cartellino giallo, perché mira allo stesso obiettivo del cartellino rosso, ma in modo indiretto. Infatti da un punto di vista empirico cartellini rossi e cartellini gialli non sono – in generale e finora – correlati.

Sempre i dati ci dicono che i cartellini gialli hanno riguardato almeno una volta 46 diverse banche centrali, di cui 9 europee. In termini di durata (trimestri) la pressione politica più forte è stata subita dalle banche centrali di Angola, Turchia e Argentina. Inoltre sempre i dati ci dicono che i cartellini gialli sono più probabili quando più i governi in carica desiderano politiche monetarie lassiste, cioè con tassi di interesse troppo bassi. Da questo punto di vista, la prevista normalizzazione in atto in Europa – auspicabile, in quanto sarebbe segnale di assenza di pericoli recessivi – potrebbe far aumentare la probabilità di cartellini gialli. Infine i cartellini gialli sono più probabili nelle democrazie deboli, oppure se il governo in carica è di estrema sinistra, o nazionalisti. Finora il nostro Paese non rientra in queste statistiche. Speriamo che continui così.

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