Per quanto non voleremo? Il trasporto aereo sta vivendo una crisi senza precedenti

Per quanto non voleremo? Il trasporto aereo sta vivendo una crisi senza precedenti

11:47 - Apparecchi tenuti a terra, prenotazioni crollate, prezzi dei biglietti ai minimi. Tutto è partito dall’Italia per poi allargarsi al resto del mondo: solo 20-30 vettori potrebbero sopravvivere

Crisi senza precedenti

Ci dovrebbero passare circa 30 mila aerei sopra le nostre teste oggi, dagli aeroporti dovrebbero esserci 110 mila decolli e 12,8 milioni di persone dovrebbero sedersi nelle poltroncine in Prima classe, Business, Premium economy ed Economy nel giro di 24 ore. Ci dovrebbero, ma non ci sono.

L’emergenza coronavirus — partita da Wuhan, in Cina, a inizio gennaio e poi diffusasi nel resto del mondo — ha stravolto le nostre vite e quasi azzerato in questi giorni il trasporto aereo, facendo indietreggiare il settore ai suoi albori in alcune aree, almeno se si vanno a vedere i volumi di traffico.

È successo tutto in poco tempo. Ed è partito tutto non in Cina, ma in Italia, il 24 febbraio 2020, il primo giorno lavorativo dopo la scoperta del focolaio in Lombardia, sostiene chi ha avuto modo di leggere i numeri, ancora parziali, forniti dalle aviolinee.

Le prenotazioni sono crollate, le disdette si sono impennate, persino i «no show» (cioè la mancata presentazione al check-in e all’imbarco) hanno toccato percentuali mai viste, «nemmeno dopo l’11 settembre 2001», spiegano a Corriere Innovazione da una decina di vettori internazionali consultati in questo periodo decisamente convulso e «senza precedenti».

L’effetto domino

Le compagnie aeree straniere sono prima sparite da Milano, poi dall’Italia, quindi dall’Europa e dal resto del mondo dopo le restrizioni dei vari Paesi. La maggior parte di quei 30 mila velivoli che oggi dovrebbero essere in volo è parcheggiata negli hub dei vettori oppure in apposite aree sparse per il mondo.

Alcuni aerei sono stati mandati definitivamente in pensione e non spiccheranno mai più il volo. «Possiamo dire, senza ombra di dubbio, che questo è il più grande shock che l’aviazione globale abbia mai vissuto», ha scritto ai suoi trentamila dipendenti Alan Joyce, amministratore delegato dell’australiana Qantas Airways.

La sua azienda ha dovuto tagliare per le prossime settimane il 100% dei collegamenti internazionali e il 60% di quelli domestici che pure sono importanti in un Paese che è quasi un continente. In generale — stando a un’analisi di Corriere Innovazione su 170 vettori — circa 110 hanno deciso di interrompere tutte le operazioni, tutte le altre hanno «limato» fino al 95% dei collegamenti previsti. Questo si riflette anche sugli aeroporti che registrano flussi in calo anche del 99% laddove non sono stati chiusi o dove volavano un paio di vettori low cost che poi hanno deciso di non operare più. Anche aziende «blasonate» come United Airlines devono fare la conta dei danni.

Oltre a ridurre i voli di circa il 70%, i vertici americani prevedono che non saranno in grado di riempire in media più del 20-30% dei sedili. Per avere un’idea: bisognerebbe vendere il 75-80% dei posti a bordo per avere un viaggio profittevole, altrimenti ci si muove in perdita.

Le “buone” notizie

C’è, ironia della sorte, un doppio risvolto positivo per i passeggeri di questi tempi. «La tariffa media è in caduta libera», spiega Brian Pearce, capo economista della Iata, la principale associazione internazionale dei vettori. E infatti voli che fino a febbraio costavano un migliaio di euro oggi vengono venduti a non più di 100-150 euro.

«Ma ciò avviene perché in questi giorni non c’è più un mercato: le frontiere sono tutte chiuse». Insomma: costerà anche di meno, ma non si va (quasi) da nessuna parte se non con grosse difficoltà. L’altra conseguenza è che l’aria è leggermente meno inquinata, silenziando almeno per un po’ il movimento del flight shaming, della vergogna di volare inaugurato con le manifestazioni a favore del clima guidate dall’adolescente svedese Greta Thunberg.

I danni

La Iata stima che potrebbero servire fino a 200 miliardi di dollari di supporto finanziario per salvare il più possibile il settore del trasporto aereo. Senza questi soldi e in assenza di altre agevolazioni, i tre quarti delle compagnie aeree potrebbero finire i soldi in cassa entro maggio.

«La crisi sanitaria ha portato diversi vettori ad avere zero prenotazioni per le prossime settimane», sottolinea Pearce. Per questo il capo economista avverte che il settore registrerà mancati ricavi superiori ai -113 miliardi di dollari che a inizio marzo la stessa Iata aveva immaginato nello scenario peggiore.

«Stiamo vivendo momenti terribili nei quali i governi devono prendere decisioni straordinarie», commenta Alexandre de Juniac, numero uno della Iata, chiedendo così l’intervento pubblico.

Le previsioni

Alla fine del 2020, stando alle stime ancora provvisorie, il settore del trasporto aereo potrebbe ritrovarsi a passare da profitti netti di circa 29 miliardi di dollari (previsti dalla Iata lo scorso dicembre) a una perdita complessiva secca di oltre 30 miliardi. Crolleranno anche i passeggeri, di almeno il 40% nell’intero anno rispetto al dato del 2019 (4,5 miliardi), flessione che è la peggiore della storia. Quando si potrebbe tornare alla normalità?

Il capo economista della Iata ricorda che «nelle precedenti pandemie la domanda di traffico è tornata ai livelli precedenti dopo 6-9 mesi». «Ma questa — avverte — è una crisi sanitaria globale: se la Cina mostra segni di ripresa, il resto del mondo non va, quindi ci potrebbero volere più di 9 mesi. La domanda è: possono i vettori resistere così a lungo senza un supporto finanziario?».

Il risveglio

Sarà un brusco risveglio, quando l’emergenza coronavirus finirà. De Juniac ritiene che diverse compagnie spariranno, altre si consolideranno in grandi gruppi per sopravvivere. Secondo Peter Harbison, presidente del centro studi specializzato Centre for Aviation agli inizi di giugno, nello scenario peggiore, «potrebbero essere sopravvissute 20-30 vettori in tutto il mondo».

Oggi se ne contano più di 800. Il 2020 è l’anno nero — e zero — dell’aviazione.

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