“Nisman non si suicidò, fu assassinato”: svolta sul caso del pm che doveva accusare la Kirchner

“Nisman non si suicidò, fu assassinato”: svolta sul caso del pm che doveva accusare la Kirchner

Le conclusioni del giudice a tre anni dalla misteriosa morte: prove inequivocabili. Ma resta il giallo sugli autori

Non fu suicidio, ma omicidio. Non ci sono dubbi secondo il giudice federale Julian Ercolini: Alberto Nisman, il magistrato ritrovato il 19 gennaio 2015 senza vita in un lago di sangue nel suo appartamento, con accanto una pistola calibro 22, è stato inequivocabilmente assassinato. Il giorno dopo Nisman doveva testimoniare in Parlamento contro l’allora presidente Cristina Kirchner, accusata di aver coperto gli agenti iraniani che nel 1994 piazzarono una bomba al centro ebraico (Amia) di Buenos Aires, uccidendo 85 persone.  

La conclusione di Ercolini arriva dopo un giallo lungo tre anni: nella memoria di 656 pagine il giudice federale sostiene che sono state raccolte prove sufficienti per concludere che la ferita letale alla testa non è stata autoinflitta, come si è sempre sostenuto, e che si è trattato di omicidio. 

Ma rimane il mistero degli autori. Diego Lagomarsino, ex collaboratore informatico del giudice Nisman, è stato incriminato per complicità nell’omicidio del magistrato. Fin da subito Lagomarsino aveva detto di aver prestato al magistrato la pistola (per autodifesa, raccontò) con cui venne ucciso il giorno prima delle testimonianza contro l’allora presidente Kirchner, ora senatrice. 

L’ex presidente è stata accusata all’inizio dell’anno di tradimento proprio grazie alle prove raccolte da Nisman sul suo ruolo per coprire gli agenti iraniani (ma non è stata incarcerata per l’immunità parlamentare). Il tutto per normalizzare i rapporti con la Repubblica Islamica e ottenere petrolio a prezzi di favore, come accusa il quotidiano israeliano Haaretz. 

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