L'Argentina e la Romania sono in attesa di entrare nell'Ocse

L'Argentina e la Romania sono in attesa di entrare nell'Ocse

L'Argentina e la Romania sono alle porte dell'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

La presidenza del G20 è stata una vetrina eccellente per il presidente argentino Mauricio Macri che spinge perché il suo paese entri a far parte dell'Ocse, secondo quanto ha riportato Le Figaro. E per questo ha inviato una lettera all'organizzazione, a Parigi, nella quale ribadisce l'impegno a tenere fede all'agenda delle riforme previste, e a preservare la libertà di movimento dei capitali e lo Stato di diritto, dopo lo scossone economico e monetario che ha subito l'Argentina quest'anno.

La Romania è l'altro paese in testa alla lista di quelli che vogliono entrare nell'Ocse. Nell'elenco anche il Perù, la Bulgaria, il Brasile e la Croazia.

La procedura per l'ammissione di un paese all'interno dell'organizzazione richiede dai quattro ai cinque anni dal momento che i 25 comitati dell'Ocse devono passare in rassegna più di 200 elementi. Inoltre, è necessario che il paese richiedente abbia una economia di mercato e sia governato da un regime democratico.

Lo scopo dell'Ocse, fondata nel 1961, è di promuovere politiche capaci di migliorare il benessere sociale e economico nel mondo. L'Ocse gioca un ruolo di pilastro a fianco del G20 e del G7 sull'esame delle politiche strutturali. Si è imposta nella lotta contro l'evasione fiscale attuando lo scambio automatico di informazioni.

Primo contribuente dell'Ocse, che conta 36 Stati membri, sono gli Stati Uniti, che hanno stoppato l'ingresso della Russia. Ed è per questo che Macri ha cercato al G20 il sostegno di Donald Trump con il quale il padre aveva fatto affari in passato.

Il disco verde dell'Ocse all'Argentina darà al paese dell'America del Sud una maggiore credibilità internazionale. L'Argentina ne ha bisogno perché dipende molto dai finanziamenti esteri.

Inoltre, gli Stati Uniti non amano molto l'ingresso dei paesi dell'Europa dell'Est, come invece chiede l'Unione europea. E anche per il Brasile, che vorrebbe fare parte dell'organizzazione, gli ostacoli maggiori potrebbero venire proprio da Washington.

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