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L’abbraccio del Papa a San Pietro alle Madri di Plaza de Mayo

L’abbraccio del Papa a San Pietro alle Madri di Plaza de Mayo

Ieri, mentre in Argentina si celebrava la festa della mamma, Francesco ha voluto incontrare il gruppo di appoggio italiano all’associazione che da anni lotta per la democrazia e il ritrovamento dei desaparecidos della dittatura militare

«Non passeranno!». Sugli striscioni campeggiavano queste due parole. Lettere bianche su uno sfondo blu. A sostenere i manifesti donne di età diversa, la maggior parte italiane. Con i fazzoletti bianchi sopra le loro teste, hanno salutato ieri il Papa. Un gesto potente. Proprio quando in Argentina si celebrava la festa della mamma, Francesco ha voluto mostrare la sua vicinanza alle Madri di Plaza de Mayo, autorizzando che il gruppo di appoggio in Italia a tale organizzazione che da anni lotta a Buenos Aires per i diritti umani fosse seduto in prima fila alla messa di ieri mattina, domenica 16 ottobre, in piazza San Pietro. 

Il gruppo era composto da una trentina di persone che hanno ottenuto il permesso speciale dalla Gendarmeria vaticana di muoversi con libertà. Hanno quindi esposto i loro cartelli al termine della cerimonia di canonizzazione di 35 nuovi santi, in particolare lo striscione più grande dove campeggiava la scritta: «Non passeranno!», ponendosi da un lato nella speranza che il Pontefice, prima del giro in papamobile tra la folla, si avvicinasse. E Francesco, dopo una stretta di mano ai cardinali e ai diplomatici, ha dedicato al gruppo qualche istante per un saluto speciale. 

«Il Papa ha ricordato che in Argentina era il giorno della festa della mamma e per questo ha voluto che fossimo in San Pietro, per dare la testimonianza della esistenza di madri che continuano a combattere, che continuano a chiedere la democrazia e la libertà di tutti», ha spiegato a Vatican Insider Renato Di Nicola, membro del gruppo di appoggio italiano.

Jorge Mario Bergoglio non ha pronunciato tante parole. Era il gesto stesso ad avere un valore simbolico innegabile. «A volte non è necessario che il Papa parli, il fatto che siamo qui, in prima fila, insieme ai diplomatici, noi cittadini semplici ma legati alla realtà argentina... Dopo quello che il Papa ha già detto, non c’era bisogno che aggiungesse altre parole», ha sottolineato infatti Di Nicola, ricordando che sono ormai 40 anni che questa associazione combatte per il ritrovamento dei desaparecidos dell’ultima dittatura militare in Argentina (1976-1983). Che combatte per la democrazia e la trasparenza, per la possibilità di vedere effettivamente riconosciuti i diritti umani in tutto il paese. 

È questo il senso della scritta sul cartello «Non passeranno!»: «Non passerà la distruzione della democrazia – ha affermato Di Nicola -, non passerà la distruzione delle madri, né degli archivi delle madri. Non passerà la distruzione della verità, perché quando si attaccano le madri non si attaccano solo loro ma l’identità, la cultura, la dignità di un popolo. Nessuno può stabilire che i desaparecidos non fossero 30mila ma “solo” 15mila, è una vergogna! Tantomeno si può dire che il 80% di Santiago sia andato in Cile e un altro 20 % sia morto. Sono dichiarazioni che danneggiano i nostri cuori e le persone non vogliono assolutamente tornare con la mente agli anni Settanta». 

Per Renato Di Nicola è importante, inoltre, che le Madri di Plaza de Mayo possano proseguire la loro attività politica «senza essere ostacolate tutti i giorni» da «centinaia di cose» come «tentativi di arrestarle», «atti amministrativi contro di loro» e «giudici legati alla vecchia dittatura che continuano a determinare certe situazioni». A queste donne va anche riconosciuto il diritto di poter marciare, liberamente, ogni giovedì, per chiedere che i loro figli, così come tutti i desaparecidos, «vecchi e nuovi», possano essere finalmente ritrovati. 

«Noi crediamo che le “Madri” siano un antidoto alla violenza e alla dittatura, che possono essere esercitate con le azioni ma anche con le minacce», conclude il rappresentante del gruppo italiano. «La minaccia talvolta è più pericolosa della violenza fisica, questo il popolo argentino non lo merita. In nessun caso. Non si tratta di questo o dell’altro governante, non si possono fare passi indietro nella lotta per la democrazia portata avanti per tutti questi anni. Ecco perché diciamo: non un passo indietro! Non passeranno!». 

 

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