La dittatura non è un gioco

La dittatura non è un gioco

18:59 - Il voto in Russia e i rischi di Putin

Le imminenti elezioni russe non somigliano a nessun'altra. Naturalmente, non avranno nulla dello scrutinio democratico il cui esito resta sempre incerto fino alla fine. Non saranno paragonabili neppure alle consultazioni fasulle delle democrature che, come l'Ungheria, possono sì imbavagliare la stampa ma in compenso devono piegarsi al verdetto delle urne. Le elezioni parlamentari russe del prossimo fine settimana non potranno essere paragonate nemmeno a quelle dell'epoca sovietica che garantivano a colpo sicuro il trionfo di chi avanzava pronostici. Come saranno, allora?

Beh, saranno quello che Putin - e lui solo - deciderà che siano per arginare il più possibile i rischi che corre in un periodo in cui ogni errore potrebbe costargli molto caro.

Non tutto gli sta andando male. L'andamento delle due entrate russe più importanti, petrolio e gas, spicca il volo e gli ha appena dato un buon margine economico di manovra. Le leggi liberticide contro l'"estremismo" e "gli agenti stranieri" gli hanno permesso di mettere a tacere tutti i siti e i movimenti indipendenti che avrebbero potuto alimentare un dibattito elettorale.

Vladimir Putin ha fatto talmente bene tabula rasa di ogni forma di dissenso che il Paese è come anestetizzato e, di sicuro, non sarà questa parodia di elezione del parlamento a preoccuparlo, proprio ora che le casse dello Stato si vanno riempiendo.

Ma...Ci sono molti "ma" e hanno il loro peso. Il primo è che dal 2013 a oggi il potere d'acquisto della popolazione si è contratto di oltre il 10 per cento; venti milioni di russi vivono ormai sotto la soglia della povertà; i prezzi delle derrate alimentari non fanno che lievitare e l'inflazione si sta impennando mentre la Banca centrale continua ad alzare i tassi d'interesse.

Le prime vittime di questo vistoso calo del tenore di vita sono i pensionati, lo zoccolo duro dell'elettorato del presidente. Il secondo cambiamento di cui tenere conto è che chi ha meno di quarant'anni condivide i valori e lo stile di vita dei giovani occidentali e non prova nostalgia per l'impero russo, che non ha mai conosciuto proprio come non ha conosciuto il comunismo. Per questa fascia della popolazione, Ucraina, Bielorussia e Georgia sono Paesi stranieri sui quali non si sogna di allungare la mano e di conseguenza è assai poco sensibile al nazionalismo della Grande Russia che Vladimir Putin va sbandierando da quando ha riconquistato la Cecenia.

A lungo molto popolare, questo presidente ha visto dissolversi la base elettorale su cui contava, perché venti anni sono tanti, troppi. A riprova dell'inizio della fine del suo regno, oggi meno del 30 per cento degli elettori appoggia Russia Unita, il suo partito, mentre il 20 per cento gli preferisce ormai Aleksej Navalnyj. Pertanto, il prossimo fine settimana Vladimir Putin corre due rischi.

Il primo sarebbe quello di un astensionismo tale da equivalere a un rinnegamento di massa dal quale uscirebbe sminuito agli occhi dei grandi capitali e degli apparati della sicurezza, i suoi due sostenitori più importanti. Il problema non è irrisolvibile, visto che il Cremlino può far annunciare le cifre che vuole ma, gonfiando in modo eccessivo il tasso di partecipazione al voto, rischia di essere colto in flagrante reato di broglio e di alimentare lo stesso tipo di disapprovazione da cui è stato investito Alexander Lukashenko in Bielorussia.

Quanto al secondo rischio, si presenterebbe qualora molti elettori sposassero l'idea del "voto intelligente" lanciata da Aleksej Navalnyj. Invece di astenersi dal voto, in pratica, molti potrebbero dare la loro preferenza a qualsiasi candidato non appartenga alla lista di Russia Unita, sconfessandola così senza mezzi termini. Iabloko, il Partito Democratico Unificato Russo, unica vera forza politica d'opposizione autorizzata a candidarsi, a quel punto potrebbe mettere insieme un numero di circoscrizioni sufficiente a lasciare il segno.

Anche i comunisti potrebbero trarre beneficio dall'idea di Navalnyj, la cui popolarità aumenta di continuo. Se così fosse, i comunisti potrebbero conquistare un'autonomia di cui oggi sono privi e, ancora una volta, Vladimir Putin si troverebbe davanti a una sfida. O ricorrerà a brogli per impedire l'affermazione al parlamento di avversari che per i seggi ottenuti sarebbero in debito verso Navalnyj, oppure dovrà ammettere un vistoso calo delle preferenze per Russia Unita e riconoscere la vittoria degli altri partiti, non potendone confutare integralmente l'affermazione.

Nel primo caso, Putin rischierà una rottura, rispetto alla popolazione nel suo insieme, le cui conseguenze potrebbero rivelarsi molto serie.

Nel secondo, lascerà spazio a una nuova dinamica politica che potrebbe spingere i grossi patrimoni e l'apparato della sicurezza a cercare un nuovo paladino.

La dittatura non è una passeggiata. Tutto diventa così aleatorio e imprevedibile che Vladimir Putin non dovrebbe cambiare nulla delle sue abitudini. Di solito, in ogni caso, i cambiamenti più grandi nascono dall'immobilismo.

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