La cordiale udienza del Papa al nuovo presidente argentino, 45 minuti di colloquio a porte chiuse

La cordiale udienza del Papa al nuovo presidente argentino, 45 minuti di colloquio a porte chiuse

31/01 - 17:01 - Alberto Fernández in Vaticano: non abbiamo parlato di aborto né di un suo viaggio in patria, ma di povertà, debito pubblico, e della necessità di superare le divisioni tra argentini

CITTÀ DEL VATICANO. Sorrisi, battute, e anche una «preghiera del buonumore»: è stata cordiale l’udienza che il Papa ha concesso al suo connazionale Alberto Fernández, il nuovo presidente argentino, politico «peronista» che Jorge Mario Bergoglio conosce da tempo e con il quale ha avuto un colloquio di ben 45 minuti.

«Santo Padre, che bello vederla!», ha detto il capo dello Stato, giunto ieri sera a Roma nel quadro di un viaggio internazionale e arrivato all’anticamera del Palazzo Apostolico un po’ in anticipo sull’agenda protocollare. Poi subito un siparietto: Fernández voleva dare la precedenza a Francesco, il Papa lo ha fatto passare per primo chiosando con una delle sue battute, «prima il chierichetto».

Pochi giorni dopo il trionfo elettorale, a Roma era giunta, per salutare il Papa in occasione di un incontro di Scholas Occurrentes, un progetto educativo caro a Francesco, la first lady, Fabiola Yanez Fernandez, che oggi ha accompagnato il marito in Vaticano. 

Nel corso dei «cordiali colloqui» che il presidente argentino ha avuto con il Papa, e poi con il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, si legge in un comunicato vaticano, «è stato espresso compiacimento per i buoni rapporti esistenti tra la Santa Sede e la Repubblica Argentina. In seguito, ci si è soffermati sulla situazione del Paese, con particolare riferimento ad alcune problematiche come la crisi economico-finanziaria, la lotta contro la povertà, la corruzione e il narcotraffico, la promozione sociale e la tutela della vita dal concepimento. In tale contesto è stato rilevato il significativo contributo della Chiesa cattolica a favore dell'intera società argentina, specialmente delle fasce più vulnerabili della popolazione. Nel prosieguo della conversazione sono stati affrontati altresì temi di comune interesse in ambito regionale».

Incontrando i giornalisti a fine udienza, Fernández ha spiegato che con il Papa non ha affrontato il tema di un eventuale viaggio di ritorno di Francesco in Argentina. Nel colloquio col Pontefice, ha detto il presidente in risposta alle domande, non è stato affrontato neppure il tema dell’aborto. I due hanno invece parlato del 40% di poveri che ci sono in Argentina, e, quanto al debito del paese con il Fondo Monetario internazionale (Fmi) «gli ho chiesto di fare tutto quello che può fare per aiutarci e lo farà», ha detto Fernández. Il Papa, ha affermato, condivide con lui «una sorta di ossessione, che si ponga fine alle divisioni che ci sono tra argentini». Nel colloquio, ha avuto spazio anche l’instabilità di alcuni Paesi latino-americani, e tra di essi il Venezuela. Temi gravi, che non hanno impedito il buon umore: «Abbiamo riso molto», ha detto Fernández.

Ma più che dal comunicato ufficiale è dai dettagli che è emersa la cordialità dell’incontro. Eletto al primo turno il 27 ottobre, insediatosi alla Casa Rosada il 10 dicembre, Fernández ha sconfitto il liberista Mauricio Macrì, presidente dal 2015 al 2019, la cui prima udienza con il Papa, a febbraio del 2016, era durata appena 22 minuti. Pochi sorrisi, una freddezza palpabile, tanto che il capo dello Stato argentino tornò nell’aprile successivo, in occasione della canonizzazione di José Gabriel del Rosario Brochero, «cura» Brochero, primo santo nato, vissuto e morto nel Paese di origine del Papa, e incontrò Francesco nel corso di una udienza durata stavolta un’oretta. 

Rimanendo al cronometro, prima di Mauricio Macrì c’era Cristina Fernández Kirchner. Anche lei peronista, i rapporti con l’allora arcivescovo di Buenos Aires non erano cordiali, ma si sono sciolti una volta che Bergoglio è diventato il Papa. La «presidenta» ha incontrato il Pontefice cinque volte, due delle quali lo ha raggiunto nei viaggi che il Papa ha compiuto in quegli anni in America latina. Il primo incontro vero e proprio in Vaticano, il 17 marzo del 2014, durò oltre tre ore, pranzo incluso, l’ultimo, il 7 giugno 2015, pochi mesi prima delle elezioni, oltre un’ora e mezza. Di che surclassare ampiamente i 57 minuti concessi a Emmanuel Macron, i 55 con Raul Castro, i 50 minuti trascorsi con Barack Obama, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, per non menzionare la mezz’oretta con Donald Trump.

Il presidente argentino, peraltro, aveva già incontrato il Papa nei mesi scorsi. Nei mesi passati il Financial Times aveva riportato di un incontro che l’allora candidato Fernández aveva avuto con il Papa nella sua residenza di Casa Santa Marta, sostenendo che era stata proprio la «moral suasion» del Pontefice argentino a riunire il fronte peronista e battezzare il ticket con Cristina Kirchner, ora vicepresidente. Una indiscrezione successivamente smentita dallo stesso Fernández.

Il quale oggi, ad ogni modo, ha avuto uno scambio cordiale con il Papa. Il presidente ha regalato a Francesco un «calendario inclusivo» intitolato “Ellas” e realizzato dalle ragazze da Granja Andar, un’associazione che si occupa di persone disabili che Fernández aveva visitato la scorsa settimana, e un telaio artigianale realizzato dalla stessa associazione. Il capo dello Stato argentino ha inoltre donato al Pontefice connazionale la statua di «negro Manuel», lo schiavo all’origine della devozione per la Madonna di Lujan, e due libri fotografici con le foto dei caffè di Buenos Aires. 

Il Papa ha regalato inoltre una scultura moderna che rappresenta i messaggeri di pace: «È quello che voglio per voi», ha commentato Francesco, «che diventiate messaggeri di pace». Bergoglio ha poi consegnato al presidente i suoi documenti magisteriali, ed ha in particolare siglato con una dedica l’esortazione apostolica Christus vivit (2019) e sottolineato l’importanza del messaggio sulla fratellanza umana che ha firmato ad Abu Dhabi insieme al grande imam di al Azhar (2019). 

Infine il Pontefice ha letto a Fernandez la «preghiera del buonumore» attribuita a san Tommaso Moro e presente nella sua esortazione apostolica Gaudete et Exsultate (2018): «Dammi, Signore, una buona digestione, e anche qualcosa da digerire. Dammi la salute del corpo, con il buon umore necessario per mantenerla. Dammi, Signore, un’anima santa che sappia far tesoro di ciò che è buono e puro, e non si spaventi davanti al peccato, ma piuttosto trovi il modo di rimettere le cose a posto. Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri e i lamenti, e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa tanto ingombrante che si chiama “io”. Dammi, Signore, il senso dell’umorismo. Fammi la grazia di capire gli scherzi, perché abbia nella vita un po’ di gioia e possa comunicarla agli altri. Così sia».

Prima dell’udienza papale, Fernández ha partecipato questa mattina alle 8 ad una messa nella cripta della tomba di San Pietro, nella Basilica vaticana, celebrata dall'arcivescovo argentino Marcelo Sanchez Sorondo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali. Nel corso dell’omelia il presule ha ricordato di un suo incontro a Roma con Juan Domingo Peron, lo storico presidente argentino, che sarebbe avvenuto nel 1973, per dargli una lettera di suo padre, politico nazionalista cattolico argentino. «In questo momento non posso non ricordare il mio incontro con Peron», ha detto l’arcivescovo a quanto riporta La Nacion. «Peron era entusiasta e fece un’ode dell’Argentina, parlò delle possibilità del Paese, della sua gente, del suo territorio, ma non gli venne mai in mente che avrebbe potuto avere un Papa argentino e un Papa abbastanza fedele, vicino a lui», ha detto Sanchez Sorondo. 

Alla messa oltre a Fernández hanno preso parte, «in silenzio e molto concentrati», sottolinea il quotidiano argentino, la first lady Fabiola, il cancelliere Felipe Sola, il segretario agli Affari strategici, Gustavo Beliz, la ministra della Giustizia Marcela Losardo e il segretario del Culto, Guillermo Oliveri.

La Pontificia accademia delle Scienze sociali, intanto, il prossimo 5 febbraio ospita una sorta di vertice economico tra governi dell'area latino-americana intitolato «Nuove forme di solidarietà». Presente Kristalina Georgieva, direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), nel pomeriggio sono previsti gli interventi dei ministri dell'Economia e delle Finanze di Argentina (Martin Guzman), Messico (Arturo Herrera), Colombia (Alberto Carrasquilla), Paraguay (Benigno Lopez), El Salvador (Maria Luisa Hayem), Ecuador (Richard Martinez). Presenti, tra gli altri, anche il ministro dell'Economia francese Bruno Lemaire, il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, l'economista statunitense Jeffrey Sachs, e poi esponenti della World Banck, della camera di commercio degli Stati Uniti, del Banco Centroamericano de Integración Económica, della commissione economica per l'America latina e i Caraibi (ECLAC - CEPAL), della Fao, dell'Ilo, della bance di sviluppo FONPLATA, oltre al Segretario agli affari strategici dell'Argentina Gustavo Beliz e, come osservatore, il presidente della Banca centrale argentina Miguel Pesce.

www.prensa.cancilleria.gob.ar es un sitio web oficial del Gobierno Argentino