G20 di Mendoza (Argentina): per la prima volta i ministri dell’istruzione al tavolo dei grandi per discutere del futuro della scuola

G20 di Mendoza (Argentina): per la prima volta i ministri dell’istruzione al tavolo dei grandi per discutere del futuro della scuola

Domani al G20 a Mendoza, in Argentina, ci sarà anche il Ministro italiano dell’istruzione Marco Bussetti, insieme ai suoi 19 ‘colleghi’ degli altri Paesi partecipanti.

Nella quasi ventennale storia del vertice delle 20 principali economie al modo, questa è la prima volta che i ministri dell’istruzione sono invitati a discutere le tendenze in materia di formazione a livello globale e le sfide da affrontare sul piano delle politiche.

Il fatto che i ministri dell’istruzione saranno seduti al tavolo delle trattative è un segnale importante e significativo, un segno di riconoscimento, da lungo tempo atteso, che la crescita economica, il commercio internazionale e lo sviluppo globale sono inseparabili dalla scuola.

Per la primissima volta, le principali organizzazioni della società civile (Osc) di tutto il mondo incentrate sull’istruzione hanno colto l’occasione e formato un gruppo che si radunerà a margine del G20, con l’opportunità di incontrare diversi ministri nonché il Presidente argentino Mauricio Macri, per discutere di come risolvere i sempre più complessi problemi che affliggono la scuola in tutto il mondo.

Il gruppo presenterà ai ministri del G20 quattro studi:

  • su come creare un corpo docente professionale e altamente motivato;
  • sulle problematiche inerenti all’istruzione, la giustizia sociale e l’inclusione;
  • su come soddisfare le future esigenze del mercato del lavoro fornendo ai giovani le competenze necessarie e
  • sull’interazione tra istruzione, giovani e social media.

L’arrivo dei ministri dell’istruzione in Argentina avviene in un momento in cui l’istruzione è profondamente in crisi a livello globale, e non riceve l’attenzione che merita, poiché i governi del modo sono pressati da altre impellenti esigenze.

In molti paesi in via di sviluppo mancano insegnanti e strutture educative e, anche ove siano disponibili, gli alunni non acquisiscono le competenze di cui avranno bisogno in futuro.

I dati statistici sono così negativi che dovrebbero risvegliare le coscienze.

È uno scandalo che nel 2018, oltre 260 milioni di bambini nel mondo non frequentino la scuola dei 650 milioni di bambini che frequentano la scuola elementare, 250 milioni non imparino le nozioni di base.

Per conseguire l’Obiettivo di sviluppo sostenibile dell’Onu che prevede un’istruzione di qualità per tutti, avremo bisogno di reclutare 69 milioni di insegnanti entro il 2030.

L’organizzazione di un incontro tra ministri dell’istruzione per affrontare questi problemi è un primo passo indispensabile.

Tuttavia, è ugualmente importante la presenza di un altro gruppo la cui voce è troppo spesso assente dal dibattito sullo sviluppo economico globale: le organizzazioni indipendenti della società civile dedicate allo sviluppo dell’istruzione. I governi devono finalmente ammettere che per poter risolvere la crisi del sistema educativo globale devono ascoltare il punto di vista delle organizzazioni della società civile.

Le conoscenze istituzionali di queste organizzazioni, spesso acquisite in decenni di attività e accompagnate da una lunga esperienza sul campo, consentono loro di avere una comprensione profonda del settore, che potrebbe essere di enorme vantaggio per i ministri.

Mentre i ministri operano soltanto per la durata della loro carica, e spesso non hanno il tempo di produrre un impatto prima di essere assegnati a nuovi ruoli, i gruppi della società civile possono maturare competenze specialistiche anno dopo anno, decennio dopo decennio.

La riunione di settembre delle Osc offre l’opportunità concreta di dare maggior rilievo alle raccomandazioni e proporre soluzioni per far fronte in modo incisivo alle sfide educative globali.

Il gruppo comprende organizzazioni quali Plan International Canada – che svolge attività di formazione per insegnanti e apre scuole, biblioteche e centri di risorse educative per bambini in Africa, alcuni dei quali non hanno mai preso in mano un libro – o Dubai Cares – che è impegnata per migliorare l’accesso a un’istruzione primaria di qualità nei paesi in via di sviluppo. Altre organizzazioni partecipanti sono: Brac, Camfed, Club de Madrid, Education International, Forum for African Women Educationalists, Global Campaign for Education, Harvard School of Education, ICRC, Achievement International, Leeman Foundation, National Institute of Education of Singapore, e UCL Institute of Education – Osc che per decenni hanno operato in prima linea, contro le più dure sfide educative del mondo. Ad esse verrà ad affiancarsi Atlantis Group di Varkey Foundation, costituita da ex ministri dell’istruzione ed ex capi di stato di diverse parti del mondo, che condivideranno con le Osc le loro esperienze di lotta contro quelle stesse sfide dall’interno delle istituzioni governative.

L’Italia vanta eccellenti credenziali nel coinvolgere la società civile nei propri piani educativi, ed è per questo che siamo certi il governo sarà aperto ad ascoltare questa nuova prospettiva sul dibattito. Negli ultimi anni l’apporto finanziario dell’Italia alle iniziative di aiuto allo sviluppo in campo educativo è aumentato in modo significativo, in un’ottica regionale focalizzata su alcuni paesi dell’Africa.

L’Italia ha sostenuto la Global Partnership for Education con 47 milioni di dollari dal 2005 ad oggi, e ha fatto dell’istruzione il tema centrale della propria presidenza del G7 nel 2017, dando particolare risalto alla promozione della sostenibilità sociale e alla riduzione delle disuguaglianze.

Le Osc italiane svolgono un ruolo importante nell’implementare i programmi nazionali di istruzione, ad esempio nel 2016 il 55% del contributo italiano alle iniziative bilaterali per l’educazione è avvenuto attraverso Osc, una percentuale assai più elevata rispetto ad altri settori, come quello sanitario. Diverse Osc italiane che operano nel campo dell’istruzione sono anche molto attive sul campo in diverse parti del mondo, con progetti di sviluppo orientati all’istruzione e al consolidamento delle capacità in Africa, in Sud America e nella stessa Italia.

Nel nostro ruolo di Presidenti del gruppo di Osc che si riunirà a Mendoza attendiamo di conoscere l’esito della riunione dei ministri dell’istruzione del G20. Riteniamo tuttavia che tali riunioni di ministri non dovrebbero aver luogo soltanto una volta ogni dieci anni: dovrebbero invece svolgersi regolarmente ogni volta che si incontrano il G20 e il G7. L’anno prossimo, saranno il Giappone e la Francia ad assumere rispettivamente la presidenza del G20 e del G7: sarebbe un segno positivo vedere la continuazione del dibattito con i ministri dell’istruzione in questo stesso formato.

Esteban Bullrich & Vikas Pota

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