Dazi e Argentina pesano sui mercati. Spread in calo sotto 250 punti

Dazi e Argentina pesano sui mercati. Spread in calo sotto 250 punti

Il presidente Trump minaccia di far scattare le tariffe su 200 miliardi di importazioni. Nuovo tonfo del peso dopo che il Fmi ha rinviato una tranche di aiuti. Tokyo chiusa per festività, deboli i listini cinesi

La minaccia di una escalation nella guerra commerciale tra Usa e Cina torna a spaventare gli investitori, a distanza di pochi giorni da una apertura che aveva fatto ben sperare. Milano parte debole, poi gira in positivo dello 0,4% sfruttando una giornata positiva per lo spread: bene Tim e i bancari. Deboli le altre: Londra cede lo 0,3%, Parigi lo 0,2% e Francoforte lo 0,35%.

La Borsa di Tokyo è rimasta chiusa oggi per celebrare il Respect for the Aged Day e gli scambi riprenderanno regolarmente domani. Guardando al resto dell'area Asia-Pacifico, i listini cinesi si sono mossi in territorio negativo perché secondo il Wall Street Journal, il presidente americano Donald Trump annuncerà oggi ulteriori dazi doganali per un valore di 200 miliardi di dollari sui prodotti cinesi. Le tariffe dovrebbero essere pari al 10%, inferiori al 25% che l'amministrazione Trump avrebbe considerato di imporre. Shanghai chiude in calo dell'1,11% e si porta ai minimi dal 2014, mentre Shenzhen cede l'1,54%. Wall Street è reduce da una seduta piatta.

La notizia dei dazi imminenti catalizza l'attenzione degli addetti ai lavori. Gli economisti di Intesa Sanpaolo, nella loro nota di apertura di giornata, aggiungono che la lista dettagliata dei beni su cui verranno imposti i nuovi dazi verrà pubblicata a breve, ma sarà basata sull'elenco già diffuso un paio di mesi fa e colpirà prevalentemente beni di consumo, fra cui pesce, carne, prodotti per la cura della persona, detersivi, abbigliamento, arredamento, pneumatici, oltre a prodotti chimici e varie altre tipologie di beni intermedi. Secondo gli esperti, "il nuovo round di dazi mostra la profonda spaccatura all'interno dell'amministrazione sulla politica commerciale e mette a rischio l'incontro fra il segretario del tesoro Mnuchin e la delegazione cinese guidata dal vice-premier Liu He, che sembra fosse fissato a Washington per il 27-28 settembre". Pechino potrebbe infatti cancellare il vertice, se scattassero le nuove tariffe. Quel che emerge, poi, è che Mnuchin sembri privo di un mandato pieno dal presidente. Da parte cinese, infine, vista la difficoltà a reperire beni di pari valore da tassare in risposta, si potrebbe ragionare sull'imposizione sui beni intermedi, che sono cruciali per il manifatturiero Usa.

Sugli scambi pesano anche i timori per gli emergenti con il nuovo tonfo del peso argentino dopo che l'Fmi ha deciso di rimandare l'erogazione della tranche di aiuti del valore di 3 miliardi di dollari verso Baires. La tranche fa parte dei 50 miliardi di dollari di bailout concordati a giugno per il paese, colpito da una profonda crisi valutaria. Quotazioni in lieve rialzo per l'euro in avvio di settimana: la moneta unica europea passa di mano a 1,1629 dollari  (1,1625 venerdì sera a New York). Lo yen è a quota 130,25.

Avvio di settimana in ribasso per lo spread tra Btp e Bund che segna, in base alla piattaforma Bloomberg, 246 punti contro i 253 di venerdì in chiusura di giornata. Il rendimento del titolo decennale italiano è al 2,91%. L'agenzia finanziaria Usa dedica oggi un ampio reportage all'attesa per il budget italiano, sottolineando come la grande finanza internazionale abbia recuperato fiducia verso i Btp dopo gli impegni di Tria e dei vicepremier sul rispetto delle regole. Grandi fondi come Janus Capital Group, Franklin Templeton Investments e Fidelity International sono citati come quelli che hanno fatto acquisti di titoli di Stato negli ultimi giorni, scommettendo su un abbassamento dello spread e credendo anzi che sia prezzato ancora un rischio più alto del reale sull'Italia.

A livello macroeconomico, l'Istat registra il rallentamento dell'export italiano a luglio. Eurostat conferma il 2% dell'inflazione nell'Eurozona ad agosto, con il tasso di posti vacanti stabile al 2,1%.

Per le commodity quotazioni dell'oro piatte nettamente sotto i 1.200 dollari l'oncia dopo le perdite di venerdì scorso sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.195 dollari l'oncia. Quotazioni del petrolio in leggero ribasso in avvio di settimana a fronte di un aumento della produzione Usa e di attese ottimistiche sulla capacità di Arabia saudita e Russia di supplire a potenziali perdite di forniture dall'Ira, I contratti sul greggio Wti con scadenza ad ottobre cedono così 6 centesimi a passano di mano a 68,93 dollari al barile. Il Brent cede 11 centesimi a  77,98 dollari.

 

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