Dazi e Argentina frenano l'Europa, a Piazza Affari vendite su Telecom

Dazi e Argentina frenano l'Europa, a Piazza Affari vendite su Telecom

Il riaccendersi delle tensioni commerciali, con il presidente americano Donald Trump che ha minacciato l'uscita degli Stati Uniti dal Wto, e la crisi dell'Argentina, con i tassi alzati al 60% (i più alti al mondo) e la conseguente tempesta che ha travolto le valute emergenti a partire dal peso argentino e dalla lira turca, rallentano i mercati europei nell'ultima seduta di scambi della settimana.

Milano, Parigi, Francoforte, Madrid e Londra sono tutte in calo (segui qui l'andamento dei principali listini), dopo il dato su inflazione (in calo dal 2,1 al 2% in agosto) e disoccupazione (stabile all'8,2% in luglio) dell'Eurozona. Sul fronte commerciale, nel giorno in cui ripartono i colloqui tra Washington e Ottawa sul Nafta, cosa che nei giorni scorsi era stata accolta con ottimismo dai mercati, Trump ha gettato benzina sul fuoco riaprendo il fronte con la Cina (possibili nuovi dazi su prodotti cinesi per 200 miliardi di dollari) e colpendo il cuore del sistema commerciale multilaterale con le minacce di uscita dall'Organizzazione mondiale del commercio. Ancora più complessa la situazione dell'Argentina, a cui non basta per il momento il soccorso del Fondo monetario internazionale, che ha accelerato il prestito da 50 miliardi di dollari: i mercati non si sono placati e il peso ha perso ieri più del 7% (-40% da gennaio, oggi poco mosso).

Sul Ftse Mib Tenaris risale dopo il calo di ieri
Piazza Affari, che era arrivata a perdere quasi lo 0,9% dopo la diffusione dei dati italiani sul Pil (+0,2% nel secondo trimestre, +1,2% su anno) e l'inflazione (+0,5% ad agosto), ha limato nuovamente i cali, riportandosi sui livelli visti nella prima parte della seduta. Sul FTSE MIB svetta Ubi Banca, dopo che Morgan Stanley ha alzato il target di prezzo a 3,70 euro per azione, Prysmian è la seconda migliore e Tenaris recupera rispetto ai cali della vigilia, che secondo gli analisti di Barclays erano stati «frutto di un malinteso» nelle interpretazioni del mercato, non sostanziate da fattori fondamentali. Gli osservati speciali sono i titoli più esposti alla crisi Argentina, ovvero quelli che hanno attività rilevanti nel Paese, come Tenaris, Enel, Pirelli & C e, fuori dal listino principale, Salini Impregilo. In calo Eni: sul titolo pesa più il ribasso del greggio, che il fatto che S&P ha rivisto al rialzo il rating da «Bbb+» a «A-», sulla scia dell'avanzamento emerso dai risultati semestrali. Bene le banche, con Bper e Unicredit tra le migliori del Ftse Mib. In coda al listino si confermano Telecom Italia, che aggiorna i minimi dal 2013 e porta a oltre il 24% il calo da inizio anno, e Pirelli & C, penalizzata dal fatto che Berenberg ha abbassato il rating da «hold» a «sell». Fuori dal Ftse Mib, ancora bene Pierrel (alla vigilia è stata tra le migliori) dopo i risultati di bilancio del semestre. Continua a correre Juventus Fc, dopo il sorteggio favorevole in Champions League, mentre tra le peggiori ci sono Rcs Mediagroup e Carel Industries.

Telecom aggiorna i minimi dal 2013

Non si arresta la discesa del titolo Telecom Italia in Borsa: le azioni sono arrivate a un minimo di giornata di 0,545 euro, livello che non vedevano dal 1 settembre 2013. Dall'inizio dell'anno il calo supera il 24%, con un'impennata al ribasso da inizio agosto, con un calo del 17% in un mese. Tim la scorsa settimana ha dovuto affrontare nuovi rumors sulla possibile uscita dell'a.d. Amos Genish. Dai massimi dell'anno, segnati il 10 aprile a 0,8848 euro (massimo intraday, mentre il top di chiusura è a 0,8802 sempre il 10 aprile), nel pieno della battaglia in assemblea tra Elliott e Vivendi, le quotazioni sono scese di oltre il 38% portando la capitalizzazione di Borsa a 8,3 miliardi di euro. Telecom sta ritracciando pesantemente, in un contesto di generale debolezza del comparto tlc europeo. A pesare sul gruppo le pressioni competitive con il nuovo ingresso sul mercato italiano di Ilad e le questioni aperte in merito alla valutazione della rete.

Pirelli in flessione dopo giudizio negativo di Berenberg
Finale di settimana negativo per Pirelli & C, che è arrivata a perdere più del 3,8% ed è sceso ai minimi da metà luglio. Sul titolo della società, esposta alla crisi dell'Argentina dove ha da poco ampliato lo storico stabilimento di pneumatici, pesa anche il giudizio negativo di Beremberg, che ha tagliato il rating da «hold» a «sell» e hanno anche abbassato l'obiettivo di prezzo da 7 a 6,50 euro per azione, sottolineando che l'attuale valore del titolo non è giustificato e il premio rispetto al settore, visto l'indebolimento della domanda, sarebbe giustificato solo se il produttore di pneumatici fosse immune dal peggioramento delle dinamiche di mercato.

Spread in leggero calo attorno a 284 punti
Avvio in leggero calo per lo spread BTp/Bund. In avvio il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin IT0005323032) e il pari scadenza tedesco si attesta a 284 punti base, dai 285 punti base registrati ieri in chiusura. Stabile il rendimento del BTp decennale benchmark, fermo sui valori della vigilia, al 3,20 per cento.

Euro sotto 1,17 dollari, petrolio in calo
Sul mercato dei cambi, l'euro si conferma sotto quota 1,17 dollari: la moneta unica vale 1,1658 dollari, in calo dagli 1,168 dollari dell'apertura e gli 1,1692 della chiusura di ieri. L'euro è scambiato a 129,181 yen, contro i 129,646 yen dell'apertura e i 130,32 della chiusura di ieri, mentre il rapporto dollaro/yen è a 110,795. Dopo gli aumenti precedenti, il petrolio ha virato in negativo: il future ottobre sul Wti scende dello 0,67% a 69,78 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent si attesta in calo dello 0,51% a 77,37 dollari.

Tokyo in leggero calo, interrompe serie negativa
Chiusura in calo frazionale per l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo che ha cosi' interrotto la serie di otto sedute positive consecutive. Il listino ha risentito in particolare delle notizie riportate dalla stampa sulla possibile introduzione di nuovi dazi Usa sulle merci cinesi. Alla fine della seduta, l'Indice Nikkei ha registrato una flessione dello 0,02% (-4,35 punti) a 22,865,15 punti, mentre l'indice Topix è sceso dello 0,22% (-3,79 punti) a 1,735,35 punti. Sul fronte del cambio, il dollaro si è leggermente apprezzato toccando i 110,95 yen, contro i 111,65 yen di giovedì, mentre l'euro è sceso a 129,63 yen, contro i 130,50 yen del riferimento precedente.

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