Crisi governo, Conte domani al Colle per le dimissioni. M5S: «Ter unica via». Berlusconi: larghe intese o elezioni

Crisi governo, Conte domani al Colle per le dimissioni. M5S: «Ter unica via». Berlusconi: larghe intese o elezioni

18:11 Crisi di governo a un punto di svolta. Giuseppe Conte salirà al Quirinale domani per rassegnare le dimissioni, dopo un passaggio in cdm (convocato per le 9 di mattina) per comunicare le sue intenzioni.

Il presidente del Consiglio alla fine non ha avuto scelta: voleva allargare la maggioranza senza passare dalle dimissioni ma i numeri, come ha detto il Pd nel pomeriggio, non ci sono e il governo sarebbe probabilmente andato sotto nel voto previsto per mercoledì sulla relazione sulla Giustizia di Alfonso Bonafede, rotolando il Paese verso elezioni anticipate. Dopo il passo indietro, domattina, Conte spera di ricevere dal Capo dello Stato un reincarico per cercare di costruire un Conte-ter che comprenda una nutrita truppa di "volenterosi" finora non pervenuta. Un percorso carico di insidie per il premier. La crisi che si apre, infatti, è al buio e l'esecutivo a cui potrebbe portare non è detto che comprenda "l'avvocato del popolo". Un Conte ter potrebbe passare attraverso una ricucitura con Renzi ma premier e M5S l'hanno finora escluso categoricamente. Tra gli scenari anche quella di un governo sostenuto da una coalizione "formato Ursula", ovvero con le forze che in Europa sostengono la Commissione (dal Pd a M5S, fino Forza Italia a altre forze europeiste). Ma con Conte alla guida? Chissà. Nel Centrodestra Meloni e Salvini vedono solo il voto, ma Berlusconi non esclude l'ipotesi di un governo di larghe intese.

Pd e M5S al fianco di Conte
«Con Conte per un nuovo governo chiaramente europeista e sostenuto da una base parlamentare ampia, che garantisca credibilità e stabilità per affrontare le grandi sfide che l'Italia ha davanti», scrive su Twitter il segretario del Pd Nicola Zingaretti che nel pomeriggio aveva ribadito: «Il Pd non vuole elezioni anticipate, per evitare il voto lavora a un esecutivo autorevole: siamo stati responsabili e abbiamo portato avanti la battaglia sui contenuti. È stato Renzi che ha portato a questo rischio, con una crisi al buio. Bisogna uscire da questa situazione».

Il Pd smentisce di aver fatto pressioni su Conte sulle dimissioni. «Il percorso resta di verificare se ci sono le condizioni per una base parlamentare ampia con programma autorevole, europeista e in grado di affrontare i problemi facendo un appello alla responsabilità a tutti», dicono fonti dem. Le dimissioni dovrebbero servire a far emergere con chiarezza i "volenterosi".

«Il passaggio per il cosiddetto Conte ter è ormai inevitabile ed è l'unico sbocco di questa crisi scellerata - dicono i capigruppo di Camera e Senato Davide Crippa ed Ettore Licheri - Un passaggio necessario all'allargamento della maggioranza. Noi restiamo al fianco di Conte, continueremo a coltivare esclusivamente l'interesse dei cittadini, puntiamo a uscire nel più breve tempo possibile da questa situazione di incertezza che non aiuta. Dobbiamo correre sul Recovery, seguire il piano vaccinazioni, procedere immediatamente ai ristori per le aziende più danneggiate dalla pandemia. Il MoVimento c'è, ed è pronto a fare la sua parte».

Crisi al buio
Insomma sia Pd sia M5s e anche Leu garantiscono a Conte che gli faranno da scudo, nella fase che si aprirà con le consultazioni al Quirinale. Ma il premier non si fida: teme una 'trappola' di Matteo Renzi, sa che al Quirinale sul suo nome rischia di non materializzarsi la maggioranza necessaria ad avere il reincarico. «Se Conte non pone veti su Iv, la delegazione Iv non porrà veti sul suo nome», dicono a sera dal partito di Renzi. L'avvocato non vorrebbe subire più il ricatto dei numeri renziani, ma si arrende a una maggioranza che ancora non c'è. Consapevole del rischio che nei prossimi giorni potrà nascere il Conte ter ma anche un governo con un altro premier.

«Avevamo tutti contro ma siamo riusciti a portare la discussione sui contenuti», dicono da Italia viva, sulle imminente crisi di governo. Matteo Renzi, a quanto si apprende, ha ringraziato in chat Bellanova, Bonetti e Scalfarotto, i tre esponenti di Iv che si sono dimessi dal governo. E ha sottolineato la compattezza dei gruppi. Domani o al massimo mercoledì - spiegano fonti renziane - i parlamentari di Iv si riuniranno per decidere delegazione e linea strategica per i prossimi giorni.

Consultazioni non prima di mercoledì
La notte che separa il premier dalla salita al Colle serve per ottenere garanzie dagli azionisti del governo e far maturare la scelta di quei «costruttori», centristi e forzisti, che non hanno sciolto le riserve prima delle sue dimissioni, ma ora nella partita avranno un ruolo determinante. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella attende il passo indietro del premier per gestire una crisi di governo che si apre in un momento delicatissimo per il Paese. Ma anche per questo, osservano dalla maggioranza, nessun passaggio potrà essere formale. Le consultazioni con i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione, che non dovrebbero iniziare prima di mercoledì, si annunciano rapide ma 'vere', per verificare se ci siano i margini per un reincarico.

Dunque sarà importante, certo, la tenuta di M5s, Pd e Leu sul nome di Conte. Ma poiché i loro numeri da soli non bastano, sarà anche cruciale capire se Iv farà il nome del premier uscente. E se lo faranno i presunti 'responsabili', da chi ha già votato la fiducia come Maie e Centro democratico, a eventuali nuovi 'iscritti' alla maggioranza. Occhi puntati dunque sui centristi e sulle mosse in extremis da Fi. A chi domanda se a questo punto possa cadere il veto su Renzi, da Palazzo Chigi si limitano a dire che ora è tutto nelle mani del capo dello Stato. Rinnovare l'accordo con Iv non sarà facile, dopo che il «mai più» era stato detto con nettezza. Ma, secondo un deputato Pd, così come Renzi non può più permettersi di dire no a Conte, pena il rischio di spaccare i gruppi di Iv, allo stesso modo Conte non potrebbe dire no a Renzi, se al Quirinale farà il suo nome. L'unico modo per sminarlo è allargare davvero la maggioranza e rendere i suoi senatori non più essenziali.

Certo, nei gruppi parlamentari si avverte tensione per la partita che si apre: i Cinque stelle fibrillano e si dividono ancora sul nome di Renzi. Per le segreterie il nome di Conte è ancora blindato: la conferma emerge dalle tante riunioni di vertice (al Nazareno se ne susseguono per tutto il pomeriggio) sia nel M5s che nel Pd. Ma tra le truppe sia Pd che M5s c'è chi dice che la priorità è evitare il voto, non rieleggere Conte. Sono scricchiolii che non sfuggono ai centristi e a chi dentro Forza Italia sarebbe pronto anche a iscriversi a una maggioranza Ursula, europeista, con Pd, M5s e Leu. C'è chi sarebbe già pronto - si parla di un gruppetto di deputati e senatori di Fi - a entrare in maggioranza, sedendo al tavolo delle trattative per la nascita del Conte ter (avendo voce in capitolo su programma e squadra di governo).

L'ipotesi di un nuovo premier: i nomi
Ma l'ipotesi che più ricorre quando si diffonde la notizia delle dimissioni è che si condizioni l'ingresso in maggioranza a una discontinuità segnata da un nuovo premier: girano i nomi dei Dem Franceschini e Guerini, sicuramente graditi anche a Renzi, ma il M5s li accetterebbe? L'alternativa sono quelle larghe intese che non solo il Pd e il M5s ma anche Lega e Fdi respingono con forza. Nel balletto del Quirinale, però, molte pedine possono ancora muoversi.

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