Caso Gregoretti, il Senato vota sì al processo per Salvini. Lui: “Aggressione contro di me, ho difeso i confini”

Caso Gregoretti, il Senato vota sì al processo per Salvini. Lui: “Aggressione contro di me, ho difeso i confini”

16:02 - Maggioranza compatta, la Lega non partecipa al voto. Il leader: «Finirà con un’archiviazione»

L’Aula del Senato ha votato sì per autorizzare il processo a carico di Matteo Salvini sul caso della nave Gregoretti. Il leader della Lega è accusato di sequestro di persona aggravato per aver impedito per più di tre giorni lo sbarco di 116 persone tratte in salvo nel Mediterraneo centrale dalla nave della Marina militare Gregoretti. L'aula si è espressa sull'ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d'Italia per negare la richiesta di autorizzazione a procedere del Tribunale di Catania nei suoi confronti.

Salvini: “Facciamo decidere a un giudice”
«Facciamo decidere a un giudice, usciamo da quest'aula e facciamo decidere a lui. Ormai il re è nudo, potete andare avanti qualche mese o settimana ma in democrazia il giudizio lo dà il popolo» ha detto Salvini intervenendo in Aula prima del voto. «Non ne posso più di passare per criminale, c'è un limite a tutto.  Vada come vada, i numeri sono evidenti e c'è una maggioranza di Pd, Iv e M5s che ritiene che io debba essere processato». E ancora: «Ringrazio i senatori della Lega ma noi non cambiamo, andiamo dritti, affrontiamo questa aggressione politica» prosegue. «Sono convinto che la fine sarà archiviazione. Chi vota oggi pensando di vincere - aggiunge - sarà sconfitto dalla storia».

Salvini: “Difendere i confini un mio dovere”
«È un dovere che sento per il Paese e i miei figli: la Costituzione prevede difesa dei confini. Non era un mio diritto ma un mio dovere» ha aggiunto Salvini parlando ai cronisti a margine della discussione sul caso Gregoretti. In precedenza citando una frase del poeta Ezra Pound su Twitter si era detto «pronto per intervenire in Senato, a testa alta e con la coscienza pulita di chi ha difeso la sua terra e la sua gente. “Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”». 

Il voto sul caso Gregoretti
Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno presentato un ordine del giorno per cercare di contrastare il via libera della Giunta, quel sì arrivato con i soli voti del Carroccio, che il 20 gennaio rifiutò - pur apprezzandolo - il parere contrario al processo proposto dagli alleati di centrodestra. Ma le possibilità che il documento fosse approvato erano praticamente nulle. Era infatti necessaria la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea: 160 voti. Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia hanno 139 senatori. 

Che cosa accade ora 
Dopo il via libera del Senato, l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini sarà giudicato sul caso Gregoretti da una sezione ordinaria del tribunale di Catania. Lo prevede la legge costituzionale che disciplina la materia, la numero 1 del 16 gennaio 1989, che ha modificato gli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e un'altra legge costituzionale, la numero 1 dell'11 marzo 1953. Una sentenza della Consulta del 12 febbraio 2002, in sede interpretativa, visto che la legge non lo prevedeva espressamente, ha chiarito che le carte dovranno essere materialmente ritrasmesse da Roma allo stesso Tribunale dei ministri che aveva chiesto l'autorizzazione a procedere, affinché il procedimento prosegua "secondo le forme ordinarie, vale a dire per impulso del pubblico ministero e davanti agli organi giudicanti competenti". I passaggi saranno dunque questi: il Tribunale dei ministri trasmetterà le carte al procuratore, in questo caso Carmelo Zuccaro, per la prosecuzione del procedimento contro l'ex titolare del Viminale; sarà dunque il pm a dover chiedere il rinvio a giudizio e tale richiesta dovrà essere valutata dal gup.

Zuccaro aveva in precedenza chiesto l'archiviazione al tribunale dei ministri etneo, ma adesso sarebbe obbligato a "procedere" e dunque non potrebbe reiterare la richiesta di archiviazione. Nulla impedisce, però, all'udienza davanti al gup, che la procura possa chiedere il non luogo a procedere. Se il giudice dell'udienza preliminare disporrà il rinvio a giudizio, il processo si terrà di fronte a una sezione ordinaria del Tribunale etneo. L'importante è che, cosi' come prevede ancora la legge costituzionale, coloro che valuteranno ed eventualmente processeranno l'ex ministro dell'Interno non siano i magistrati già' componenti del tribunale dei ministri. Questi ultimi, infatti - con le funzioni un tempo esercitate dal giudice istruttore - hanno svolto indagini sul leader del Carroccio e non possono entrare nel merito delle accuse, perché si incorrerebbe in un caso scolastico di "pre-giudizio".

Negli eventuali successivi gradi di giudizio si andrà in Corte d'appello e poi in Cassazione. Salvini potrebbe anche chiedere l'abbreviato - la legge costituzionale parla infatti di "procedimento" che "continua secondo le norme vigenti" - e deciderebbe il gup allo stato degli atti già acquisiti dal tribunale dei ministri, in camera di consiglio (a meno che lo stesso imputato non chieda l'apertura al pubblico); in caso di condanna ci sarebbe lo sconto di pena di un terzo. La legge costituzionale prevede pero' che in ogni caso, "per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni dal presidente del Consiglio o dai ministri, la pena è aumentata fino a un terzo, in presenza di circostanze che rivelino la eccezionale gravita' del reato".

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