Argentina, il ribaltone alla Banca centrale non dà tregua al peso

Argentina, il ribaltone alla Banca centrale non dà tregua al peso

Un’altra giornata di passione per l’Argentina sul mercato dei cambi.

Un’altra giornata di passione per l’Argentina sul mercato dei cambi. A innescare un nuovo drammatico saliscendi sul peso sono state le dimissioni a sorpresa del governatore della banca centrale Federico Sturzenegger, sostituito dall'ex ministro delle Finanze Luis Caputo, già banchiere di Jp Morgan e Deutsche Bank.

Nelle prime ore gli investitori hanno reagito positivamente alla notizia, con il peso in rialzo anche del 4% in apertura di contrattazioni. L’entusiasmo si è però spento nelle ore successive, quando la valuta ha ricominciato a scendere toccando un nuovo minimo storico di 28,1 contro il dollaro per poi risalire leggermente.

L’accordo siglato la settimana scorsa con il Fondo monetario internazionale per un prestito fino a 50 miliardi di dollari aveva rasserenato per qualche giorno il mercato valutario, ma le dimissioni impreviste di Sturzenegger hanno riacceso i timori. In un mese di maggio a dir poco turbolento, la Banca centrale aveva tentato di tutto per arrestare la caduta del peso, compresi interventi diretti sul mercato e rialzi-shock del tasso d’interesse ufficiale fino al record del 40 per cento.

La scelta è caduta su Caputo perché considerato una figura più adatta a gestire una situazione di emergenza sul cambio. Il governo spera anche di convincere gli investitori che l’accordo con l’Fmi - che mercoledì prossimo dovrebbe dare l’ok a una prima tranche di finanziamento da 7,5 miliardi di dollari - servirà a rimettere l’Argentina sulla strada giusta: giovedì mattina il governo ha reso pubblica la lettera d’intenti siglata dal ministro dell’Economia Dujovne e da Sturzenegger, in cui Buenos Aires si impegna a ridurre il disavanzo di bilancio e a garantire l’indipendenza della banca centrale. «La liquidità del Fondo monetario - ha detto Dujovne - contribuirà a ridurre le turbolenze sul mercato dei cambi. Stiamo lavorando per normalizzare il mercato valutario».

Dall'inizio dell'anno, il peso si è deprezzato del 34% rispetto al dollaro. Gli argentini, il cui potere d'acquisto è indebolito da un'inflazione annuale superiore al 20%, temono soprattutto che il deprezzamento del peso aumenti ulteriormente la corsa dei prezzi.

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