Argentina, crisi senza fine: salta il governatore della banca centrale

Argentina, crisi senza fine: salta il governatore della banca centrale

MILANO - "Negli ultimi mesi si è andata deteriorando la mia credibilità". Con una lettera di dimissioni dai toni drammatici, il governatore della banca centrale argentina si è arreso alle pressione del governo guidato dal liberista Mauricio Macri.

MILANO - "Negli ultimi mesi si è andata deteriorando la mia credibilità". Con una lettera di dimissioni dai toni drammatici, il governatore della banca centrale argentina si è arreso alle pressione del governo guidato dal liberista Mauricio Macri. Federico Sturzenegger, questo il suo nome, paga la crisi valutaria e il fatto di non aver saputo mettere un argine all'inflazione galoppante. Lo sostituirà il ministro delle Finanze Luis Caputo: trattandosi di un ex banchiere, esperto di mercati di investimento, il presidente Macri spera di lanciare un messaggio rassicurante ai mercati internazionali che continuano ad avere dubbi sulla capacità del governo di far fronte alla nuova recessione che sta colpendo l'Argentina.

Nonostante il prestito record ottenuto dal Fondo monetario internazionale solo una settimana fa, per oltre 50 miliardi di dollari, il peso continua a perdere terreno sul dollaro: ha ceduto un quarto del suo valore dalla fine di aprile e negli ultimi due giorni ha visto le sue quotazioni crollare di oltre 7 punti percentuali. La perdita di fiducia dei mercati, con conseguente fuga di capitali, sta alimentando l'inflazione: l'indice dei prezzi al consumo - secondo i dati appena comunicati dall'ufficio statistico nazionale - è salito del 26,3% a maggio da un anno prima, guadagnando rispetto al mese precedente, quando l'indice era aumentato al 25,5%. Mese su mese, l'indice dei prezzi al consumo in Argentina è aumentato del 2,1% a maggio. Ad aprile, l'indice è cresciuto del 2,7%

A nulla sono valsi i ripetuti interventi della Banca centrale che ha alzato il costo del denaro fino al 40 per cento nonché i massicci acquisti sul mercato secondario di valuta. Per gli esperti di geopolitica sudamericana, la crisi si è innestata nei comportamenti atavici degli stessi argentini: non appena si profila all'orizzonte qualsiasi accenno di recessione, sono gli stessi cittadini che si precipitano in banca per convertire i risparmi in dollari. Un meccanismo di autodifesa che tutela il singolo, ma condanna un intero paese.

In tutto questo, Macri si è impegnato con il Fondo monetario - in cambio del prestito da 50 miliardi - per una serie di riforme che non lo renderanno certo popolare. Il rapporto deficit/pil dovrà scendere all'1,3% entro il 2019 dall'attuale 2,7% per azzerarsi entro il 2020. Un obiettivo che non potrà essere raggiunto se non con un drastico taglio della spesa pubblica (per quanto l'Fmi abbia chiesto di non penalizzare le politiche sociali e in particolare quelle rivolte alla questione della parità di genere). Ma gli esperti hanno contabilizzato il taglio della spesa pubblica a un ammontare pari al 3,8% del Pil. In altre parole, l'Argentina si avvia a un triennio di austerity.

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